Il digitale non è un'opzione ma una necessità


07/11/2014 _ People

Vi definite una total agency con un animo creativo e un cuore digitale; come si concretizza questa mission?

Essere una total agency significa avere la capacità di individuare strategie creative che esulino dai media utilizzati; pensieri in grado di generare efficaci multichannel branded experience.

Avere un cuore digitale e un’anima creativa rende inevitabile a un cambio di paradigma: il digitale non è un opzione ma una necessità. In questo modo l’idea partorita, utilizzerà il web come piattaforma ma si applicherà con forza e qualità a tutti gli strumenti indispensabili per instaurare una relazione efficace tra il target ed il brand.

 

 In che misura e in che modo si coniugano tecnologia ed estetica? 

Quando Daniel Libeskind progettò l’One World Trade Center, noto anche come Freedom Tower l’imponente torre che sostituirà le “Torri Gemelle” di New York, lavorò fianco a fianco con i migliori tecnici ed ingegneri. Senza questa preziosa collaborazione tra estetica e tecnologia il suo straordinario progetto non sarebbe potuto esistere.

Nella progettazione di un’esperienza digitale il processo deve necessariamente essere il medesimo. Creativi e technologist seduti allo stesso tavolo per condividere un pensiero strategico/scientifico che generi una creatività in grado di contaminare il pensiero stesso.

 

Cosa comporta nelle strategie di una azienda l’applicazione dell’approccio digitale alla comunicazione?

Innanzi tutto è necessario modificare l’archetipo base: il web non costa meno e non è un media su cui investire esclusivamente avanzi di budget. Sono anni che il digitale cresce, che vengono resi noti dati che ne attestano la validità e l’efficacia, ma sono ancora troppe le aziende che continuano a spendere ingenti somme nella stampa di materiale pubblicitario e si spaventano di fronte all’investimento di 50.000 euro per lo sviluppo di un sito, un app mobile o un’attività social. Ad alcune di queste grandi aziende anni fa lanciammo un messaggio: “chi non c’è, non ci sarà”. L’epoca del broadcasting è finita, è il momento di investire nell’interattività che il web può garantire, è tempo di aprirsi ai singoli poiché essi costituiscono la rete che compone il mercato. è tempo di conversare.

 

Che spazio c’è oggi per l’innovazione, nelle strategie delle aziende?

Nelle intenzioni sicuramente lo spazio c’è. In realtà, in molti casi, manca il coraggio di applicare i buoni propositi e talvolta mancano anche i budget. Ho iniziato 21 anni fa a promuovere innovazione attraverso l’utilizzo di internet e la differenza tra le risposte che sentivo allora: “Interessante ma ci è sufficiente l’e-mail”, a quelle che sento oggi: “La nostra azienda non ha bisogno di comunicare attraverso i social media” non c’è gran differenza. C’è ancora molta miopia, ma innovazione non è solo sinonimo di tecnologia. C’è bisogno di innovazione di pensiero, di ottimismo, di capacità di guardare oltre i problemi e le difficoltà di cui si compone il mercato attuale. I CEO delle nostre aziende e delle nostre agenzie, devono diventare registi del proprio futuro e non semplici attori che male interpretano copioni di altri. Sento troppe persone che si lamentano della situazione attuale ed ancora poche persone che provano realmente a reagire per cambiare le cose. L’evoluzione e l’innovazione non passano attraverso strumenti scientifici o software ma prendono forma grazie alle persone. Il cambiamento è prima di tutto mentale, poi strategico, quindi operativo e, solo in ultimissima istanza, tecnologico.

 

Conoscenza del target, competenza tecnologica, apporto creativo. In che misura il successo di una strategia digitale è legato a questi elementi?

La strategia digitale è una composizione orchestrale di competenze differenti e complementari. Se non c’è sintonia e sincronismo tra i “musicisti” impegnati nella performance, il successo della strategia è palesemente compromesso. La metafora musicale vuole ancora una volta sottolineare l’importanza che analisi e scientificità dell’approccio alla comunicazione digitale non possono prescindere dal condividere un tavolo comune con tecnologia e creatività. Le competenze e le professionalità trasversali sono essenziali per confrontarsi efficacemente con un contesto come quello digitale che è soggetto a un'evoluzione, in alcuni casi rivoluzione, quasi giornaliera.

 

Alla luce dell’evoluzione tecnologica in atto, quale sarà il futuro che ci aspetta?

Profetizzare è sempre pericoloso: negli anni numerose profezie sono state smentite, o peggio, ridicolizzate dalla realtà. Mi limito a fare considerazioni logiche che spero possano essere utili a convincere persone e aziende che devono necessariamente colmare il gap che hanno nei confronti del mercato, a rafforzare convinzioni e investimenti sul digitale.  I mercati sono conversazioni, il web è conversazione. Le aziende che parteciperanno a questo dialogo con i consumatori ne trarranno un sicuro vantaggio competitivo.

Aggiungo un ultima cosa importante e palese, lavorare con vanGoGh aiuta ad anticipare i tempi wink