IAB FORUM 2016 - INTERVISTA A MAX GALLI


07/12/2016 _ People

 

La digital communication sembra ormai aver superato se stessa… E’ l’era delle “limitless possibilities”… Qual è oggi, davanti a questo scenario senza limiti, la sfida vera?

Nel lontano 1994, ispirato dal mio mentore pazzo Vincent Van Gogh, che sosteneva “faccio sempre ciò che non so fare per imparare come va fatto”, mi lasciai affascinare da una cosa che non conoscevo: internet. Costruì il mio primo sito per un broker milanese illuminato. Anche a quell’epoca mi sentivo nell’era delle “limitless possibilities”. Ero un pioniere, ma ho imparato a non fare troppi voli pindarici, poiché ciò che io consideravo nuovo, internet, in realtà nacque nel 1969 e si diffuse solo nel 1990. In generale, le nuove scoperte tecnologiche impiegano circa 20-30 anni prima di essere ampiamente adottate. Come gli wearable devices che conosciamo oggi, apparsi già nel 1989 nei laboratori del Mit Media Lab in Massachusetts.

La sfida odierna non è trovare nuovi device o sviluppare nuove tecnologie, ma capire come utilizzare al meglio e con creatività questi strumenti per comunicare con i nostri interlocutori.

Penso inoltre sia limitante parlare di “digital communication”. Ho speso anni ad abbattere barriere virtuali che separano la comunicazione online da quella offline, sostenendo l’esistenza di una sola comunicazione, che deve necessariamente emergere dalla contaminazione dei due mondi. Ora che i tempi sono maturi per il digitale, dobbiamo fare attenzione a non commettere l’errore inverso, cioè di considerare la comunicazione digitale come l’unica possibile.

Il digitale guiderà le agenzie, ma sarà frutto della contaminazione tra le esperienze.

 

 

Big data e big information sembra ormai un mantra. Ma i consumatori, in continua evoluzione, sono portatori di esigenze sempre mene standardizzate e sempre più individualizzate. Che caratteristica deve avere una strategia di comunicazione per affiancare i consumatori nel loro consumer journey e per trovare una sintesi tra i big data e le esigenze del singolo consumatore?

La relazione tra due persone migliora quando entrambi comprendono qualcosa in più del carattere, delle abitudini e delle esigenze dell’altro.

Questa è la fortuna che abbiamo quando siamo in grado di interpretare i Big Data. Capire il consumatore ci permette di restituire un’informazione concepita per accompagnarlo ed incontrarlo nella sua consumer journey. La conoscenza ci deve consentire non solo di individuare i giusti strumenti, ma anche di studiare messaggi che incontrano il gusto dei nostri interlocutori, messaggi che hanno sapori diversi in funzione dello strumento, ma che nascono dallo stesso concetto strategico.

 

 

A fronte di questo scenario, quale sono i bisogni dei vostri clienti e le soluzioni che offrite loro? E quali sono gli strumenti e i formati più innovativi che possono consolidare una connessione tra le persone e il brand?

Il brand non è il logo, non è il prodotto, non è il formato innovativo o il media con cui comunichiamo, Il brand è la relazione emotiva e psicologica che si ha con il cliente. Una relazione che nasce e si consolida prestando attenzione e sensibilità alle modalità con cui raccontiamo il brand.

L’approccio omnicanale è quello che contraddistingue vanGoGh dalla sua nascita quasi 15 anni fa. Siamo un’agenzia guidata dal digitale ma in grado di dar vita a strategie di comunicazione che utilizzano tutti i touch point utili ad incontrare il consumatore, dal web alla tv, passando per la stampa fino al punto vendita ed agli eventi. Cosa ci stanno chiedendo i nostri clienti? Di essere accompagnati, attraverso strategie di comunicazione multicanale, ad esprimere con chiarezza i propri valori, a raccontare con innovazione di pensiero e freschezza creativa, i propri prodotti ed il proprio brand direttamente dentro al cuore del consumatore.

 

 

Quale futuro si prospetta oltre “le limitless possibilities”? Quale panorama si delineerà in termini di attori, mezzi e linee strategiche?

Qualche giorno fa, ero ospite sul palco dei Digital Design Days - OFFF 2016, un bellissimo festival sulla comunicazione digitale svoltosi a Milano, ed ho fatto alcune affermazioni che hanno scosso la platea ma che indicano la mia visione sul futuro della comunicazione e delle agenzie. La prima affermazione è stata questa: “Steve Jobs ha rallentato lo sviluppo creativo del web”. Quello che accadde nel 2009 fu che il signor Jobs decretò la morte di Flash (adobe) dichiarando di fatto che i device mobili della Apple non lo avrebbero supportato. Quelli erano gli anni che io definisco la “Golden Age della creatività digitale”. C’era fermento. Creatività e tecnologia si contaminavano dando vita a progetti fantastici. Si spense tutto nel giro di un anno. Flash lasciò spazio ad aridi siti in html, dove la più ardita presenza dinamica era “la parallasse”.

Oggi sento nuovamente quel fermento. Abbiamo perso quasi sette anni, ma ora la tecnologia sta tornando ad essere creativa; le strategie multicanale adottano creatività che hanno significato per il consumatore ed in alcuni casi vedo quell’unione d’intenti tra online e offline che rappresenta il futuro delle agenzie di comunicazione. Un futuro di convergenza, dove il digitale detterà le tendenze, dove le strategie di comunicazione non avranno barriere e saranno pensate per soddisfare il consumatore e le aziende che crederanno nell’efficacia dell’integrazione.

 

 

E guardando a questo futuro quali saranno i vostri obiettivi?

vanGoGh dipinge la sua crescita con inesorabile costanza. Con una chiara visione del futuro. Siamo consapevoli che al giorno d’oggi la vera innovazione sta nell’imparare, disimparare ed imparare di nuovo.

Per questo motivo cerchiamo collaboratori di talento che siano pronti a mettersi in gioco. Cerchiamo clienti visionari, con solidi valori etici e morali, che vogliano cambiare le regole del gioco. Noi siamo pronti per questa sfida, e voi?